
Sulla prossima Stelvio si respira aria da “conto alla rovescia”: a maggio 2026, durante la giornata per gli investitori, potrebbe arrivare una prima anteprima ufficiale. Il debutto commerciale, però, sarebbe più avanti, con arrivo previsto nel 2028. Fin qui, tutto abbastanza lineare. Il tema è che negli ultimi mesi il progetto sembra essersi mosso più del previsto, e non solo per dettagli.
All’inizio era stata impostata come elettrica pura. Poi Stellantis ha cambiato tono sull’elettrico, tornando su una strategia più pragmatica e multi-energia. Questo spiega i rinvii e anche perché, a guardarla oggi, la Stelvio 2028 non sembra più “già scritta”: è un prodotto che deve ancora incastrare bene identità Alfa, tecnologia e mercato reale.
Sul design circolano indicazioni interessanti: si parla di un ripensamento rispetto ai brevetti emersi in precedenza e, soprattutto, di un possibile addio ad alcuni elementi che avevano fatto discutere parecchio (in particolare la firma posteriore molto “triangolare” interpretata come un grande scudetto luminoso). Potrebbe essere una semplice correzione, oppure una scelta più radicale: riportare la vettura su un linguaggio più vicino alla tradizione del marchio, meno “provocazione” e più coerenza.
Il vero bivio, però, è tecnico. La scelta della piattaforma cambia tutto: proporzioni, peso, possibilità di integrare motori termici e ibridi, e di conseguenza anche l’estetica finale. Nei test precedenti la vettura camuffata era collegata alla STLA Large, architettura multi-energia per modelli premium già adottata su altri progetti del gruppo.
Ma negli ultimi mesi è emersa anche un’ipotesi alternativa: una sorta di “passo indietro” verso Giorgio Evo (base tecnica legata a modelli come Maserati Grecale), che avrebbe senso per chi vuole preservare piacere di guida e soprattutto rendere più semplice la convivenza con motori termici/ibridi.
Tradotto in una frase: se va su STLA Large rischia di diventare più grande e più “globale”; se va su Giorgio Evo può restare più vicina alla Stelvio che la gente ha imparato a conoscere, con proporzioni più conservatrici e un’impostazione più Alfa. Ed è per questo che i dubbi restano: non è solo una questione di linee, è una questione di identità.

