
Parlare di inclusione è semplice, ma Volvo ha deciso di passare dalle parole ai fatti. L’obiettivo? Chiaro e concreto: parità di stipendio per ruoli equivalenti entro il 2027 e almeno il 34% di donne in posizioni dirigenziali entro il 2030.
Attualmente, le donne occupano già il 50% del top management. Un risultato non da poco, ma c’è ancora del lavoro da fare nei livelli intermedi, dove la presenza femminile si attesta al 31%. E Volvo ha tutta l’intenzione di colmare anche questo divario.
Innovazione che ascolta tutti
Oltre ai numeri, colpisce il modo con cui la casa automobilistica sta affrontando la questione. Ha introdotto da tempo manichini da crash test che rappresentano anche donne e donne in gravidanza — un dettaglio che, nella pratica, significa maggiore sicurezza per tutti. È una scelta tecnica, ma anche simbolica: l’innovazione deve essere inclusiva, non esclusiva.
Cultura che cambia, ruote che girano
Dietro questa direzione c’è un’idea semplice: una cultura aziendale che valorizza le differenze è una cultura che funziona meglio. Non è solo questione di etica, ma anche di strategia. Le aziende più inclusive sono quelle che riescono ad attrarre talenti, sviluppare idee e creare prodotti migliori. E nel settore automotive, questo si traduce in auto più sicure, più intelligenti e più vicine alle persone.

