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Chi pensava che il GPL fosse rimasto chiuso in un cassetto insieme a certi listini pre-Covid forse deve aggiornarsi un attimo. Nel 2026, secondo una raccolta pubblicata da Fleet Magazine, ci sono ancora diversi modelli con alimentazione GPL di serie che restano sotto la soglia psicologica dei 25.000 euro. E no, non si parla solo di utilitarie pure e semplici, ma anche di crossover e SUV compatti che vanno incontro a chi vuole spendere meno senza rinunciare alla guida rialzata.

La cosa interessante è che l’offerta è piuttosto variegata. In basso ci sono proposte molto aggressive sul prezzo, come Dacia Sandero Stepway, EMC Quattro, Evo 3 e DFSK Glory 500. Salendo, entrano in gioco nomi che sul mercato italiano hanno un peso più immediato per il cliente medio, come Hyundai Bayon, Renault Captur e la nuova Dacia Bigster. In mezzo c’è poi tutto il blocco dei marchi più “alternativi”, tra DR, Evo, EMC e Cirelli, che puntano forte sul rapporto dotazione/prezzo.

Il punto però non è soltanto dire “guarda quanti SUV GPL economici ci sono”. Il punto vero è capire quali abbiano senso anche fuori dalla brochure. Perché tra un modello da prezzo d’attacco e uno che poi riesce davvero a stare in strada bene, mantenere una buona percezione e restare appetibile nel tempo, la differenza esiste. E parecchio. Il GPL continua ad avere una logica molto chiara: costo carburante più leggero, autonomia interessante e zero ansia da ricarica. Però la scelta del modello pesa ancora più del solito.

Tra quelli che fanno più rumore per equilibrio generale ci sono proprio i nomi più riconoscibili. Hyundai Bayon resta una proposta concreta per chi vuole un crossover compatto e semplice da capire. Renault Captur continua a giocarsela bene perché unisce immagine, dimensioni giuste e una formula bifuel ancora digeribile per molti clienti. Dacia Bigster, invece, porta il GPL su una taglia più grande e ci mette pure la novità del mild hybrid-G 140, che per prezzo di ingresso fa inevitabilmente parlare.

Perché interessa anche nel noleggio a lungo termine

Nel noleggio il GPL non è la star del momento, questo va detto. Non ha il fascino fiscale dell’elettrico o dell’ibrido plug-in, e non ha nemmeno la forza universale del full hybrid su certi canali business. Però ha ancora uno spazio suo, soprattutto quando il cliente vuole tenere il costo d’uso basso, fa tanta strada normale senza complicarsi la vita e non vuole infilarsi in formule troppo sofisticate.

Più che nelle grandi flotte executive, questi modelli possono avere senso su clienti privati, piccoli professionisti, artigiani o utilizzatori che guardano prima alla spesa concreta e poi al racconto da brochure. La vera selezione, però, resta sempre la stessa: non basta che un SUV sia a GPL e costi poco. Deve anche avere una rete credibile, una presenza commerciale solida e un prodotto che non sembri conveniente solo il giorno della firma.

In altre parole, il GPL nel 2026 non è morto affatto. Semplicemente, è diventato una scelta più chirurgica. E proprio per questo, quando si presenta bene, può ancora dire la sua.

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